L'assegnazione del premio al lavoro del documentarista italiano nato all'Asmara e cresciuto negli Stati Uniti era nell'aria. Vuoi per l'indubbia qualità tecnica del prodotto, vuoi per l'argomento assolutamente alla "page" affrontato nella pellicola.
Oltre tutto e per gli stessi motivi, è un prodotto cinematografico vendibile in tutto il mondo e questo certo non guasta al cinema italiano. Peccato che la via scelta dall'Italia sia stata quella del documentario politico di regime. Ricorda decisamente il John Ford degli anni '41/43; quello di Sex Hygiene e December 7th, passando per The Battle of Midway. Almeno avesse la potenza espressiva e poetica di un Sergej Ėjzenštejn, in La corazzata Potëmkin o Thunder Over Mexico. Ma quelli erano Film, non documentari.
Entusiastici, naturalmente, i commenti da parte di operatori italiani e stranieri.
Paolo Del Brocco, Amministratore di Rai Cinema:
"L’Orso d’oro a Gianfranco Rosi ci riempie di gioia e di orgoglio, è la conferma del suo grande talento e della forza del suo sguardo sulla realtà così personale. Rosi vince ancora una volta con un film documentario il confronto con i più grandi registi di tutto il mondo, questa è una vittoria dell’Italia in campo internazionale".Che poi rincara la dose affermando:
"Portare a Berlino, nel cuore dell’Europa politica ed economica, le piccole storie degli abitanti dell’isola e le grandi tragedie dei migranti sbarcati o salvati dal mare, significa mostrare in tutta la sua dimensione la difficoltà e la complessità del dramma migratorio che stiamo vivendo".Roberto Cicutto– Presidente e Ad dell'Istituto Luce-Cinecittà, ci informa che:
"Il trionfo berlinese del film di Gianfranco Rosi Fuocoammare è frutto di un equilibrio fatto del talento e della generosità dell’autore, della sensibilità del cinema pubblico (Mibact, Istituto Luce Cinecittà, Rai Cinema), della forza della produzione indipendente (21Uno Film, Stemal Entertainment), dell’appeal internazionale (coproduzione con i francesi Les Films d’Ici e ARTE). Decine di paesi hanno già acquistato il film. E questo avviene dopo significative affermazioni anche internazionali di numerosi altri titoli. La nuova legge per il Cinema mette a disposizione più fondi. Facciamo tesoro di queste esperienze perché vengano impiegati sempre meglio nella convinzione che il cinema e l’audiovisivo italiano sono una ricchezza non effimera per il paese”.
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| L'Orso d'oro, il prestigioso premio della Berlinale |
“Questo premio, meritatissimo, darà ancora più forza alle voci deboli e alle storie mute dei protagonisti dell’immenso dramma umano che si sta consumando sotto i nostri occhi”.Meryl Streep, presidente della giuria di quest’anno al festival berlinese, ci dice che ha scelto il film per:
“La compassione che esprime verso i suoi personaggi unita alla sua forza cinematografica nel combinare una questione politica a un racconto squisitamente artistico, coraggioso e struggente. Gianfranco Rosi – ha continuato la Streep – ci ha spiegato quanto può agire un documentario quando è così urgente, immaginativo e necessario”.Dulcis in fundo lo stesso Gianfranco Rosi:
“Dedico questo premio a tutte le persone che non sono mai approdate a Lampedusa perché morte in mare e a quelle che invece sull’isola vivono” ha annunciato con emozione Gianfranco Rosi durante la premiazione. “I lampedusani, sono persone così aperte ad accogliere me come ciascuna donna e uomo che vi arriva, da ovunque. Loro hanno veramente il cuore aperto e a chi loro chiede il perché, rispondono che i pescatori prendono tutto ciò che arriva dal mare”.Un vero trionfo della retorica dei buoni sentimenti e del politically correct. Ma il meglio Rosi ce lo dona con questo aneddoto che nemmeno Edmondo De Amicis:
“Dieter Kosslick (direttore del festival) alla fine si è tolto la spilla dell’Orso d’oro dalla giacca, che aveva con sé da 15 anni, e l’ha appuntata alla mia, Lui ha voluto la spilla delle coordinate di Lampedusa”.Del resto molte dichiarazioni di Gianfranco Rosi ricordano da vicino quelle su "guerra e fame nel mondo" di certe aspiranti a Miss Italia;
Tipo questa:
"Dico che è inutile alzare barriere, nella storia i muri non hanno mai resistito. Chi scappa dalla disperazione e dalla morte non ha altra scelta, e non si fermerà."E ancora di più questa:
"Che i politici affrontino l'emergenza, che si tenga un summit come quello recente dell'Onu per il clima a Parigi. Che si creino corridoi umanitari, si pensino soluzioni per fermare le guerre. Altrimenti i profughi saranno sempre di più, passeranno da tre a 30 milioni."Ecco l'intervista completa a Gianfranco Rosi su Panorama.it
Poche le voci fuori dal coro e non c'è da stupirsi. Del resto il festival di Berlino risente da sempre di questa sua vocazione istituzional-socio-politica che lo porta a privilegiare i contenuti cari
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| Mia Hansen-Løve |
Proprio quell'Intellighenzia cui è dedicato, con fin troppo garbo, il bel film L'avenir della regista francese Mia Hansen-Løve, premiato con L'Orso d'argento, ma che avrebbe sicuramente meritato il massimo riconoscimento.
Gianfranco Rosi viene dall'aver vinto anche a Venezia il premio principale per un'altra opera dello stesso stampo: Sacro GRA. Per questo motivo c'è chi azzarda paragoni niente popò di meno che con Michelangelo Antonioni.
Entrambi vinsero gli stessi due festival. Punto.



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